L'euro digitale raggiunge un traguardo fondamentale: cosa cambia con il voto della commissione ECON?
- Jerome Ricatto
- 25 giu
- Tempo di lettura: 4 min

Quello che è successo
Il 23 giugno 2026, la commissione per gli affari economici e monetari (ECON) del Parlamento europeo ha adottato, con 43 voti favorevoli, 14 contrari e un'astensione, la relazione sulla proposta di regolamento che istituisce l'euro digitale. Tale votazione non sancisce l'istituzione dell'euro digitale, bensì definisce la posizione del Parlamento in vista dei negoziati finali (il "trilogo") con il Consiglio dell'Unione europea e la Commissione europea.
Il testo, presentato dal relatore spagnolo Fernando Navarrete (Partito Popolare Europeo), deve ancora essere ratificato in sessione plenaria a Strasburgo all'inizio di luglio 2026, prima dell'avvio dei negoziati del trilogo. Si prevede che un accordo definitivo venga raggiunto entro la fine del 2026.
Il contenuto del quadro adottato
Doppio formato. Il progetto prevede una versione online e una offline. La versione offline consentirebbe trasferimenti diretti da telefono a telefono, con un livello di riservatezza paragonabile a quello del contante.
Riservatezza. Il testo sancisce i principi di "riservatezza fin dalla progettazione" e l'utilizzo di prove a conoscenza zero per convalidare le transazioni senza rivelare l'identità dell'utente. La BCE non avrebbe accesso ai dati identificativi.
Gratuito. I servizi di base, come l'apertura e la gestione del conto e i pagamenti quotidiani, sarebbero gratuiti per i privati; i commercianti sarebbero tenuti ad accettare l'euro digitale senza costi aggiuntivi.
Limite di detenzione. La BCE fisserebbe un limite di detenzione per utente, entro un quadro di parametri concordati dal Parlamento e dal Consiglio. La BCE ha indicato che le proprie analisi non rilevano rischi per la stabilità finanziaria fino a una soglia di circa 3.000 euro a persona; questo limite rimane uno dei punti più controversi nei prossimi negoziati.
Nessuna remunerazione. L'euro digitale non sarebbe remunerato, a differenza di un conto di risparmio o di una polizza vita: sarebbe un mezzo di pagamento complementare al contante, non un prodotto di risparmio o di investimento.
Il contesto geopolitico invocato
I promotori del progetto – la BCE, la presidente della Commissione ECON (Aurore Lalucq) e diversi gruppi politici – giustificano l'euro digitale in nome della sovranità dei pagamenti. Secondo i dati citati dalla BCE, gli operatori americani Visa e Mastercard gestiscono circa il 61% dei pagamenti con carta nell'eurozona e quasi tutte le transazioni transfrontaliere con carta. L'eurodeputato Markus Ferber ha definito questa dipendenza una "necessità geopolitica" che deve essere affrontata.
Il progetto si presenta anche come uno specchio delle iniziative extraeuropee: la Cina ha già lanciato il suo yuan digitale, la Russia ha annunciato il lancio del suo rublo digitale per settembre 2026, mentre gli Stati Uniti hanno abbandonato l'opzione di una valuta digitale della banca centrale federale, con l'amministrazione Trump che privilegia lo sviluppo di stablecoin private.
Punti di attrito: un dibattito che resta aperto
L'adozione da parte del comitato non chiude il dibattito; formalizza i termini del trilogo. Tre linee di tensione struttureranno le discussioni a venire.
Il costo per il settore bancario: le stime variano notevolmente.
Le cifre pubblicate variano di oltre tre volte, rendendo prematuro trarre conclusioni. La Federazione bancaria europea (EBF), citando uno studio di PwC, stima il costo totale per l'intero settore a 18 miliardi di euro. La BCE contesta questa cifra e utilizza un intervallo compreso tra 4 e 5,8 miliardi di euro per la fase di implementazione, che si riduce a circa 1-1,44 miliardi di euro all'anno se ripartito su quattro anni.
Il rischio di disintermediazione bancaria
Le banche commerciali temono che parte dei loro depositi possa confluire nella moneta della banca centrale, riducendo le loro risorse di finanziamento e, in ultima analisi, la loro capacità di erogare prestiti. La BCE risponde che la struttura del meccanismo, in particolare il limite massimo di deposito, è specificamente volta a prevenire questo scenario, anche durante periodi di stress di mercato. Il consulente della BCE Alessandro Giovannini ha affermato che la struttura scelta impedirebbe prelievi massicci di depositi, anche in situazioni di crisi ritenute estreme e improbabili.
Concorrenza con le soluzioni di pagamento private europee
L'euro digitale entrerebbe in diretta concorrenza con Wero, il sistema di pagamento paneuropeo sostenuto dal consorzio EPI e da diverse banche, che alla fine del 2025 contava oltre 43 milioni di utenti. Il futuro euro digitale beneficerebbe di un requisito di accettazione regolamentare che Wero non possiede, costringendo le banche a finanziare due infrastrutture con funzioni simili. La Federazione bancaria francese ha auspicato il riutilizzo, per quanto possibile, delle infrastrutture e degli standard esistenti al fine di limitare le duplicazioni.
Cosa significa questo in termini concreti e cosa non significa ancora
Per i singoli individui: l'euro digitale, se implementato, si aggiungerebbe ai metodi di pagamento esistenti, non li sostituirebbe. Il contante manterrebbe il suo corso legale. Non è un prodotto di investimento: senza alcun rendimento, il suo beneficio finanziario diretto è, per sua stessa natura, nullo.
Per risparmiatori e investitori: nessuna decisione è definitiva. Il calendario annunciato (progetto pilota 2027, emissione 2029) resta subordinato all'esito del trilogo, il cui parametro più critico – il limite di detenzione – non è ancora stato definito.
Per il settore bancario: l'incertezza circa i costi di implementazione (rapporto da 1 a 3 a seconda della fonte) e circa l'entità di un possibile trasferimento dei depositi è un fattore da monitorare, in particolare per gli istituti che dipendono maggiormente dai depositi al dettaglio come fonte di finanziamento.
Per gli operatori del settore dei pagamenti: Visa, Mastercard e le soluzioni di pagamento europee esistenti (in particolare Wero) sono direttamente interessate dai prossimi arbitrati normativi sull'obbligo di accettazione e sulla ripartizione delle commissioni.

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